In questi giorni sto studiando per prepararmi agli esami per le certificazioni Google Educator.
In realtà uso le opportunità offerte dal mondo Google da molto tempo. Inseguo la Gsuite for Education dal lontano 2013 (anche se solo nel 2016 sono riuscita a convincere la mia Scuola ad attivarla), dal 2017 sono riuscita, insieme ad altri colleghi entusiasti, a diffonderne gradualmente l'uso con Classroom e tutte le principali app di condivisione come Documents, Slide, Form, Sheets. Blogger, Sites.
Utilizzando regolarmente questi mezzi ho potuto constatare che aiutano realmente i docenti ad utilizzare una metodologia personalizzata e per competenze.
Ma non solo.
Il mondo Google è particolarmente attento alle novità tecnologiche e all'impatto che queste possono avere sulla società e, in questo caso, sul mondo della scuola.
Avete mai provato Google Art& culture? E' impossibile non appassionarsi all'arte utilizzando le visite virtuali, le foto e i video a 360°, le schede informative con grafica pulita e accattivante.
e che dire di Google Earth abbinato a Street view? Non si tratta solo di avere la possibilità di viaggiare anche senza uscire dalla classe... si possono creare delle "letture animate" combinando le varie funzioni con testi, link , immagini e video.
Ho sempre sostenuto che la tecnologia da sola non risolve i problemi e non trasforma magicamente i nostri alunni in ragazzi entusiasti e motivati.
Però le possibilità del mondo Google sono veramente tante (impossibile in un solo post citarle tutte) e se vengono unite ad un insegnante che ci tiene a costruire futuri cittadini pensanti e competenti, i risultati potrebbero essere stupefacenti.
mercoledì 29 agosto 2018
mercoledì 14 marzo 2018
La forza della condivisione
Se dovessi scrivere un post su come condividere da un punto di vista didattico inizierei con un lungo elenco di app e descrizioni di piattaforme, repository, citerei schoolkit e soluzioni di vario genere. Ma oggi voglio esprimere il mio pensiero su un altro tipo di condivisione: quella umana, quella dell'incontro tra persone che hanno gli stessi obiettivi e decidono di mettersi in gioco insieme, collaborando per superare le difficoltà. Una recente ricerca anglosassone ha messo in evidenza come, sia per gli studenti che per gli adulti "in carriera " la capacità più importante per avere successo, sia quella di saper collaborare.
I docenti italiani non hanno ancora una diffusa abitudine alla collaborazione. Spesso sono gelosi dei loro materiali oppure temono il giudizio altrui.
Però i tempi stanno cambiando.
la tecnologia spinge con una enorme forza verso la condivisione e la collaborazione. Chi ha il coraggio di provare ne percepisce immediatamente i vantaggi per quanto riguarda la crescita personale che deriva dal confronto, il risparmio di tempo nel passaggio di materiale, il senso di conforto nel condividere esperienze positive e negative e soluzioni strategiche. Certo, ci vuole un atto di generosità iniziale da parte di chi è un passo avanti .
I gruppi Facebook o le community social per i docenti stanno diventando uno spazio molto interessante di scambio.
C'è una scuola che si muove.... dal basso.... con tanta energia. Speriamo possa trovare spazio e gratificazione lavorativa
I docenti italiani non hanno ancora una diffusa abitudine alla collaborazione. Spesso sono gelosi dei loro materiali oppure temono il giudizio altrui.
Però i tempi stanno cambiando.
la tecnologia spinge con una enorme forza verso la condivisione e la collaborazione. Chi ha il coraggio di provare ne percepisce immediatamente i vantaggi per quanto riguarda la crescita personale che deriva dal confronto, il risparmio di tempo nel passaggio di materiale, il senso di conforto nel condividere esperienze positive e negative e soluzioni strategiche. Certo, ci vuole un atto di generosità iniziale da parte di chi è un passo avanti .
I gruppi Facebook o le community social per i docenti stanno diventando uno spazio molto interessante di scambio.
C'è una scuola che si muove.... dal basso.... con tanta energia. Speriamo possa trovare spazio e gratificazione lavorativa
giovedì 12 gennaio 2017
A CHE PUNTO SIAMO CON LE COMPETENZE DIGITALI?
Il “Piano Nazionale Scuola Digitale” del 27 ottobre 2015 è
stato, per la Scuola Italiana, un documento rivoluzionario, che ha dato un
forte impulso all’innovazione didattica. Le tecnologie non sono il fulcro delle
varie azioni didattiche, ma sono solo un mezzo per facilitare l’acquisizione di
vecchie e nuove competenze, tra cui quelle digitali.
Nel corso delle celebrazioni del primo
anno di PNSD, presso la Reggia di Caserta, è stato annunciato un investimento
di 100 milioni di euro per il rafforzamento delle competenze digitali degli
studenti. Il primo passo sarà l’introduzione di 60 ore annuali di coding (cioè
il pensiero computazionale che sta alla base della capacità logica di
affrontare e risolvere problemi) in tutte le classi della Scuola Primaria.
Questo passo è ritenuto indispensabile per avere, tra 10 anni, una popolazione
di giovani alfabetizzati sul pensiero computazionale, quello che viene ora definito
una nuova forma di pensiero critico. Più volte infatti è stata espressa la
preoccupazione, da parte del MIUR, di come ripensare il modello educativo per
dare un senso al rapporto tra docente e discente, sperimentando nuovi metodi e
nuovi contenuti, per far sì che venga ridotta il più possibile l’incongruenza
tra quello che la Scuola offre e quello che la società richiede. Il compito non
è facile, anche perché sono spesso proprio i docenti, prima degli alunni, ad
aver bisogno di sviluppare le competenze digitali di base. La spinta data dalla
formazione in servizio può essere in realtà un’occasione per acquisire
competenze necessarie ad affrontare una società che sempre più, anche solo per
dialogare con le istituzioni, richiede procedure digitali.
Purtroppo in Italia
il 47% degli adulti è privo delle competenze digitali di base. I 2/3 degli
italiani usa regolarmente internet, ma almeno la metà di essi non ha adeguate
conoscenze e capacità per scegliere consapevolmente quello che è vero o falso e
muoversi nel vasto e ricco mondo del web.
Altro passo fondamentale sarà la costruzione del curriculum
di Cittadinanza Digitale, cioè la capacità, una volta acquisite le competenze
più tecniche, di capire come usare e come valutare gli strumenti digitali. Il
web ci propone una quantità infinita di dati, che però dobbiamo imparare a
valutare, per non cadere in un neo-analfabetismo, col rischio di diventare
manipolabili.
Il
primo dicembre a Bruxelles è stata lanciata la Digital Skills and Jobs
Coalition, che prevede di attivare una serie di iniziative per ridurre il gap
di competenze digitali in Europa. Tra i rappresentanti per l’Italia abbiamo
visto ancora una volta il Prof Bogliolo dell’Università di Urbino, testimonial
e autore di successo, in questi anni, di tutte le iniziative ufficiali legate
al coding. Tra i partner della “Digital Skill and Jobs Coalition c’è la AgID
(Agenzia per l’Italia Digitale) che si occupa di promuovere le competenze
digitali per imprese, cittadini e Pubblica Amministrazione e le cui azioni di
intervento si basano sulla DAE (Agenda Digitale Europea).
Tra
le competenze digitali di base citate dall’AgID è interessante trovare, oltre
alla cittadinanza digitale, l’inclusione digitale, cioè l’uguaglianza delle opportunità
nell’utilizzo della rete e per lo sviluppo di una cultura dell’innovazione e
della creatività. In ambito scolastico siamo abituati a pensare all’inclusione
solo per gli studenti con difficoltà certificate. In realtà la tecnologia ci
offre mezzi e strumenti che rendono inclusiva qualsiasi tipo di attività
didattica, permettendo a chiunque di beneficiarne.
Ma i docenti su cosa devono concentrare la loro azione
didattica? Le parole chiave per le
competenze digitali ruotano tutte intorno al problem solving. Si parte da un
problema (spesso chiamato compito complesso o compito di realtà), si guidano
gli studenti a ricercare notizie per comprendere a fondo il problema, a
formulare e progettare ipotesi di soluzioni, a condividerle con gli altri per
creare confronto e sinergie di azioni. Queste azioni formano cicli
esperienziali che si concatenano fornendo come punti di partenza quelli che nei
cicli precedenti sono quelli di arrivo.
Insegnare
in questo modo non è semplice e richiede agli insegnanti una consistente
formazione su più tematiche: competenze, valutazione, competenze digitali e
nuove metodologie di didattica laboratoriale. L’impegno è enorme, ma
soprattutto è urgente. L’evoluzione tecnologica e la conseguente evoluzione
della società sono rapidissimi e spesso spaventano i docenti che iniziano solo
ora ad approcciarsi alla tecnologia. L’introduzione del Registro Elettronico
sta svolgendo anche il compito di “aggiornamento forzato”, costringendo anche i
docenti più timorosi ad utilizzare gli strumenti digitali. Ma ovviamente non
basta e non si può più perdere tempo. In tutta Italia stanno partendo i corsi
degli Snodi formativi realizzati con i fondi PON-FSE a cui possono partecipare
gli Animatori Digitali, i docenti del Team per l’Innovazione, i Tecnici, gli
assistenti Amministrativi, DS, DSGA e 10 docenti selezionati all’interno del
Collegio Docenti, ma il dato inquietante è che in molte Scuole è stato
difficile trovare 10 docenti interessati alla formazione. Questo è il sintomo
di una non completa percezione del cambiamento della società e del mondo del
lavoro e di una mancanza di informazione adeguata. Per i docenti che utilizzano
i social network, la migliore formazione parte dalla condivisione di esperienze
e suggerimenti all’interno dei gruppi Facebook dedicati alla didattica e
all’innovazione. E’ quindi sul web, da parte di chi ha superato il primo
scoglio delle competenze tecniche di base, che parte un fermento ammirevole,
una voglia di imparare che possiamo solo augurarci che, come un positivo
contagio, si diffonda il più velocemente possibile.
mercoledì 11 gennaio 2017
IDEE PER LA FLIPPPED CLASSROOM E LA DIDATTICA 2.0: EDPUZZLE
Il termine Flipped Classroom, cioè classe
capovolta è oggi forse un po’ abusato e tende spesso a spaventare i docenti
che sono alle prese con le nuove tendenze di una didattica che si sta
rinnovando grazie alla tecnologia. In realtà si tratta di trovare soluzioni in
cui si possa sviluppare e consolidare una didattica per competenze, che alterni
momenti di lezione più tradizionali con altri che permettano ai ragazzi di utilizzare
linguaggi e mezzi più vicini a loro. L’insegnante assume così il ruolo di
coordinatore del lavoro, che guida e monitora costantemente i progressi e le
difficoltà dei propri allievi, avvalendosi di una gestione molto più dinamica
della lezione. L’uso della tecnologia diventa fondamentale, al fine di fornire
adeguate risorse agli allievi anche fuori del contesto classe. Altro elemento
imprescindibile è l’uso del web: in questo modo, gli alunni possono consultare
le lezioni on line anche da casa e il loro coinvolgimento è sempre interattivo,
ma con i tempi a loro più congeniali. Il docente può monitorare il processo di
apprendimento, tenerne traccia precisa nei tempi e nei modi e poter quindi
rivedere la “rotta” della propria azione didattica.
Tra
i tanti strumenti e le varie App che il web ci mette a disposizione ce n’è una
molto interessante: EDpuzzle. EDpuzzle è
una piattaforma in cloud gratuita che permette di creare e gestire classi
virtuali, creare lezioni multimediali e anche archiviare sia le lezioni che i
risultati dei compiti o i test effettuati dagli alunni. La sua caratteristica
principale è quella di trasformare ed utilizzare i video on line in oggetti
didattici per l’apprendimento.
Solo il docente deve
creare il proprio account (è sufficiente un indirizzo mail oppure un accesso
diretto con l’account Google o Edmodo); gli alunni potranno collegarsi
liberamente e avranno solo l’obbligo di inserire il proprio nome (in modo da
essere identificati nella loro attività dal docente) e il nome della classe
virtuale a cui devono collegarsi.
Questo risolve
anche il problema legale connesso al fatto che i minori di anni 14 non possono avere
degli account personali.
Il primo passo del
docente è scegliere un video. Lo può cercare direttamente dall’interno di
EDpuzzle, che offre la possibilità di esplorare Youtube, TED Talks, i video
della Khan Academy, del National Geographic, di Vimeo e altri ancora. Una volta
scelto il video il docente può tagliarlo, tenendo solo le parti che interessano
realmente. Gli stessi tutorial di EDpuzzle ricordano che non è opportuno
proporre agli alunni dei video di lunghezza superiore ai 7 minuti, perché non si
sentirebbero invogliati ad iniziare l’attività. Dopo aver scelto il video, che ovviamente
può essere anche un tutorial prodotto dal docente stesso e caricato su un
canale Youtube, si può procedere all’operazione di ritaglio. Se il video non è
in italiano, oppure se si vogliono spiegare le immagini con un commento
personale è possibile sostituire l’audio inserendo un doppiaggio. Non è
obbligatorio sostituire tutto l’audio del filmato, ma è invece possibile
adeguare alle proprie esigenze solo le parti che
interessano. Altra funzione molto utile ed originale è la possibilità di
inserire delle audio note, cioè dei commenti vocali del docente che vuole
focalizzare l’attenzione degli alunni o approfondire un concetto.
A rendere però
veramente interattiva la lezione tramite video, sono le domande. Il docente può
inserire, in qualsiasi punto del filmato, domande a risposta aperta, a scelta
multipla, oppure affermazioni per le quali vengono richiesti commenti o
riflessioni. E’ veramente facile ed intuitivo inserire domande e note vocali,
ed è altrettanto facile rimuoverle in caso di necessità di modifica. EDpuzzle
fornisce sempre brevi ma significativi tutorial che, seppur in inglese, sono
facili da seguire perché mostrano chiaramente i passaggi da seguire.
Una volta elaborata,
la lezione può essere assegnata come compito alla classe, stabilendo anche i
termini di consegna. Quando gli alunni entreranno nella classe troveranno il
compito assegnato e potranno svolgerlo quando vogliono e portarlo a termine
anche in momenti successivi. Ogni volta che all’interno del filmato è stata
inserita una nota vocale o una domanda il video si fermerà automaticamente per
permettere all’alunno di rispondere o di ascoltare. Il docente può, in
qualunque momento, monitorare lo svolgimento del compito e l’esattezza delle
risposte. Tutti i risultati vengono memorizzati automaticamente. Questa
funzione permette di seguire con precisione i vari progressi o le difficoltà
incontrate dalla classe o dai singoli. In questo modo sarà più facile
identificare su quali punti o su quali alunni è necessario rinforzare
l’attività didattica di recupero in classe. Se ben strutturata, una lezione con
EDpuzzle può anche essere utilizzata come test valutativo. I risultati delle
prove possono essere anche esportati in un file Excel ed eventualmente
stampati.
Le
lezioni preparate su EDpuzzle possono essere condivise solo con la propria
classe oppure scegliendo l’opzione con tutti i docenti di EDpuzzle. In questo
modo si contribuisce alla banca dati comune da cui ovviamente è anche possibile
attingere. Purtroppo, per il momento, la maggior parte delle lezioni condivise
con tutti è in inglese, ma è possibile comunque utilizzarle e modificarle con
gli strumenti sopra elencati per adattarle all’italiano ed alle proprie
necessità
A questo punto non resta che
andare sul sito www.Edpuzzle.com e
iniziare a provare!
IL FENOMENO CODING IN ITALIA
Nell’ormai
famoso Piano Nazionale Scuola Digitale tra le 35 azioni elencate ce ne sono due
che, senza particolari investimenti di tipo economico da parte del MIUR, stanno
trovando una loro applicazione pratica e a veloce diffusione:
-
AZIONE #15 – SCENARI INNOVATIVI PER LO
SVILUPPO DI COMPETENZE DIGITALI APPLICATE
-
AZIONE #17 – PORTARE IL PENSIERO
COMPUTAZIONALE A TUTTA LA SCUOLA PRIMARIA
La pratica
che realizza queste due azioni si traduce in una sola parola: coding, il
cosiddetto linguaggio delle cose. In
questi anni è risultato evidente che il pensiero computazionale rappresenti un’importante
competenza che deve essere sviluppata fin dai primi anni di scuola. Il coding è
una forma di gioco che permette, come mai prima, di dare spazio alle idee per
affrontare i problemi e trovare soluzioni.
Il mondo è
pieno di linguaggi: verbali, non verbali, per comunicare tra umani e con gli
altri animali, ma la nostra società tecnologica ci ha messo nella condizione di
comunicare perfino con gli oggetti (i cosiddetti oggetti SMART), comunicando
loro semplici istruzioni per le azioni che ci aspettiamo che compiano. Questo
avviene perché al loro interno c’è un piccolo oggetto, il microprocessore, che esegue molto velocemente le nostre istruzioni,
a patto che queste siano molto chiare e date una alla volta. L’insieme di
istruzioni che diamo al microprocessore si chiama programma. Ogni giorno usiamo, senza rendercene conto, il linguaggio delle cose; basta pensare
a tutto quello che possiamo fare con il nostro smartphone e con tutte le App
che utilizziamo. Questo è possibile solo perché qualcuno ha creato il
programma, cioè la serie di istruzioni, perché ciò avvenga. Se volessimo
sviluppare il nostro pensiero creativo potremmo decidere di imparare il
linguaggio delle cose per costruire una serie di istruzioni originali che
producano un’azione totalmente decisa da noi. Per questa ragione, per poterci
evolvere dal livello di semplici utilizzatori a quello di creatori di
istruzioni, sono nate una serie di iniziative per incoraggiare lo sviluppo del
pensiero computazionale. Già dal 2013
sono state istituite la Europe Code Week, la Computer Science Week e
l’iniziativa Code’s Cool.
Per lo sviluppo del pensiero computazionale
non è necessario utilizzare il vero linguaggio informatico basato su 0 e 1.
Sono stati infatti creati dei linguaggi visuali a blocchi che consentono di
comporre graficamente e in modo immediato ed intuitivo le istruzioni. Il
procedimento con cui componiamo le istruzioni si chiama algoritmo. Per costruire un buon algoritmo non bisogna trascurare i
dettagli e bisogna mettersi nei panni di chi eseguirà le istruzioni.

Il sito
americano viene introdotto sul web da www.programmailfuturo.it, un altro
sito che si pone come l’interfaccia in italiano di www.code.org e che è patrocinato dal MIUR ed inserito anche nel contesto della “Buona
scuola”. A questo punto non ci resta che provare e divertirci insieme ai nostri alunni. Buon coding a tutti!
domenica 13 marzo 2016
Pi greco day - La melodia dei numeri
Quest'anno il Pigreco day (14 marzo) verrà celebrato anche nella mia scuola grazie all'iniziativa di due "vulcaniche" Professoresse di matematica (Profssa Griffa e Profssa Ricciuti). L'idea mi è piaciuta moltissimo e così ho deciso di "giocare" con i numeri del Pi greco dal punto di vista musicale. Con i miei alunni di terza, ho provato a suonare il Pi greco, abbinando un numero ad ogni nota della scala di Do Maggiore. All'inizio la sequenza non sembrava particolarmente interessante, fino. a quando l'abbiamo ritmata e armonizzata grazie alle nuove tecnologie. Gli alunni, dotati di Ipad, hanno utilizzato Garage band per l'arrangiamento e, con stupore di tutti, nel giro di 5 minuti avevamo un prodotto musicale interessante. Per documentare il lavoro svolto ho creato il filmato che potete vedere al seguente link:
Pi greco - La melodia dei numeri
Spero che in molti vogliate "giocare" con i suoni suggeriti da "Madre natura"!
Buon divertimento
Pi greco - La melodia dei numeri
Spero che in molti vogliate "giocare" con i suoni suggeriti da "Madre natura"!
Buon divertimento
lunedì 29 febbraio 2016
Sono un animatore digitale...
Ebbene sì, da dicembre sono l' Animatore Digitale della mia scuola.
Questa etichetta mi fa un po' sorridere e ancora non è chiaro a nessuno quali siano esattamente i compiti di questa nuova figura lavorativa.
Sicuramente ci si aspetta che si cerchi di "contagiare" i colleghi con quella voglia di rinnovamento, quell'entusiasmo per lo studio e l'aggiornamento continuo, l'attenzione per i veloci cambiamenti sociali connessi all'uso delle tecnologie.
Ma allora, riflettendo, mi rendo conto che sono un animatore digitale già da moltissimi anni, anche se nessuno mi aveva aggiunto un'etichetta....
Sono almeno sei anni, da quando sono comparse le prime LIM Ministeriali, che mi aggiorno, studio ricerco, mostro ai colleghi, istruisco, sostengo, incoraggio, propongo.
La spinta più grossa è arrivata con il Progetto 2.0, che ha richiesto ai colleghi dei Consigli di Classe coinvolti, un impegno enorme. Come referente del progetto non mi sono risparmiata: mi sono trasformata in tecnico informatico, mi sono messa a disposizione per numerose ore di compresenza (ovviamente gratuitamente), altre di formazione e per gestire i device dei ragazzi, ma sono ora molto soddisfatta di vedere i progressi nelle competenze dei colleghi e un cambiamento nella loro azione didattica che ha arricchito tutti: alunni e docenti.
Non è stata forse un'azione da animatore digitale?
Per il momento aspetto con pazienza i tanto annunciati corsi di formazione, sperando che siano all'altezza delle aspettative, impostati in modo laboratoriale come dovrebbe essere la nuova didattica. Intanto continuo a studiare, cercare nuove soluzioni, condividere, sperimentare, proporre e incuriosire.... Tutto come prima!
Questa etichetta mi fa un po' sorridere e ancora non è chiaro a nessuno quali siano esattamente i compiti di questa nuova figura lavorativa.
Sicuramente ci si aspetta che si cerchi di "contagiare" i colleghi con quella voglia di rinnovamento, quell'entusiasmo per lo studio e l'aggiornamento continuo, l'attenzione per i veloci cambiamenti sociali connessi all'uso delle tecnologie.
Ma allora, riflettendo, mi rendo conto che sono un animatore digitale già da moltissimi anni, anche se nessuno mi aveva aggiunto un'etichetta....
Sono almeno sei anni, da quando sono comparse le prime LIM Ministeriali, che mi aggiorno, studio ricerco, mostro ai colleghi, istruisco, sostengo, incoraggio, propongo.
La spinta più grossa è arrivata con il Progetto 2.0, che ha richiesto ai colleghi dei Consigli di Classe coinvolti, un impegno enorme. Come referente del progetto non mi sono risparmiata: mi sono trasformata in tecnico informatico, mi sono messa a disposizione per numerose ore di compresenza (ovviamente gratuitamente), altre di formazione e per gestire i device dei ragazzi, ma sono ora molto soddisfatta di vedere i progressi nelle competenze dei colleghi e un cambiamento nella loro azione didattica che ha arricchito tutti: alunni e docenti.
Non è stata forse un'azione da animatore digitale?
Per il momento aspetto con pazienza i tanto annunciati corsi di formazione, sperando che siano all'altezza delle aspettative, impostati in modo laboratoriale come dovrebbe essere la nuova didattica. Intanto continuo a studiare, cercare nuove soluzioni, condividere, sperimentare, proporre e incuriosire.... Tutto come prima!
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